Come può una scuola di lingua e cultura italiana augurare un Buon Natale a tutti i suoi studenti? Facile, parlando della cosa più bella, più vera, più autenticamente natalizia che la cultura italiana ha creato: il presepe.
Il presepe, o presepio, viene inventato da San Francesco, il Santo di Assisi. San Francesco era appena tornato dalla Terra Santa, era stato a Betlemme. Rientrato in Italia, in Umbria, pensa: “perché non rappresentare la Natività?”. A San Francesco, figlio della religione popolare italiana, piaceva vedere, immaginare Gesù, vederlo ovunque, farlo scendere tra la gente. La notte di Natale Francesco si trova a Greccio, ed è lì che nasce il presepe, nel 1223. Francesco chiede la collaborazione del paese. Trova una mangiatoia (lo stesso termine viene dal latino praesepe, cioè “mangiatoia”), mette una giovane donna a fare Maria, un uomo che deve rappresentare Giuseppe, prende un bambino piccolo, come Gesù, poi il bue e l’asino. Semplice poesia: è nato il Presepe, un presepe vivente.
Subito i Francescani, poco dopo i Domenicani, diffondono l’uso di rappresentare nelle chiese, a Natale, l’evento della Santa Notte, con statue di pietra, di legno, o di terracotta.
Dal ‘500, il presepe, con statuette, è una caratteristica di ogni chiesa e viene “esportato” anche all’estero (famoso è l’allestimento realizzato dai Gesuiti nella Cattedrale di Praga per il Natale del 1562).
A partire dalla metà di quel secolo il presepe entra nelle case private, in particolare a Napoli: tra i maggiori ispiratori troviamo San Gaetano da Thiene, che nella città partenopea vive per un decennio, fino al 1543. L’utilizzo di materiali come la terracotta e la cartapesta, permette a molti figurinai di realizzare presepi a prezzi economici, almeno per le famiglie della nobiltà e dell’alta borghesia. Napoli è, tra il ‘600 e l’800, uno dei centri principali dello sviluppo dell’arte presepiale. Una delle più belle composizioni del periodoo settecentesco è quella appartenente alla collezione Cuciniello, tuttora esposta nel Museo Napoletano di San Martino. Oggi, se volete vedere o comprare un bellissimo presepe napoletano, dovete andare in una delle strade di Spaccanapoli, nei pressi della Chiesa di San Gregorio Armeno. Quello che vedrete lì, il genio di quegli artigiani, ve lo lasciamo immaginare, aiutandovi con una immagine.
Da quel 1223, il presepe è arrivato in tutte le chiese, in tutte le case. Ma se la tradizione napoletana è quella, come abbiamo visto, più celebrata, in realtà ogni comunità realizza il proprio presepe.
Come immaginate Napoli? Allegra, chiassosa, la vita che si svolge nella piazza: ed è in piazza, insieme a tante persone, che troveremo la Sacra Famiglia.
In Alto Adige? In una stalla, all’interno di un maso, in un’atmosfera calda e silenziosa.
E da noi? Nelle Marche, in Umbria, dove il presepe è nato? Beh, rimane forte la tradizione del presepe vivente (nella foto quello di
Genga, vicino Matelica), ma nelle case, e nelle chiese, troveremo dei presepi con la capanna e la Sacra Famiglia in primo piano, poi pastori, boscaioli, uomini che preparano il pane, la polenta e sullo sfondo, piccoli villaggi, i piccoli borghi sulle colline che si vedono in questa nostra parte dell’Italia.
1 figurinai: artigiani che costruiscono i personaggi da inserire nel presepe
2 maso: costruzione tipica alpina, dove si tengono gli animali e gli attrezzi agricoli
3 polenta: piatto a base di acqua e farina di mais. Il piatto dei contadini, molto popolare nel centro-nord dell’Italia




