A Carnevale…!

February 22nd, 2012

Il Carnevale in Italia è…una cosa seria! Il Carnevale, quando non c’era la democrazia, era il momento in cui si potevano dire delle verità, con il sorriso sulle labbra, che nel resto dell’anno bisognava tenere per sé.

La cultura del Carnevale in Italia è una cultura profondamente popolare e popolari sono le tradizioni e le maschere che sin da piccoli gli italiani hanno imparato a conoscere: personaggi come Arlecchino, Pulcinella, Balanzone hanno dietro di sé una storia di secoli, sono figli della cultura che li ha inventati. Di questa cultura esprimevano fino all’eccesso vizi e virtù!

Il successo che avevano presso il popolo non si spiega se non si tiene a mente una delle caratteristiche con cui sempre gli italiani vengono immaginati e descritti: la teatralità.

Il teatro, fin dal 1600 diventa uno dei luoghi cruciali del divertimento e della cultura degli italiani. In particolare si sviluppa la “Commedia dell’Arte”, una forma di teatro in cui gli attori non recitavano ma interpretavano dei personaggi. Oggi potremmo chiamarlo un “Role play”. Erano gli attori a dover inventare le battute e i particolari della storia, mentre erano in scena. Questo lasciava libertà alla bravura e alla fantasia degli attori. Erano aiutati da un canovaccio, cioè uno schema di una storia. E allora ecco che, uno alla volta, vengono “inventate” quelle Maschere che sono ancora oggi così famose.  Molte di queste sono poi “entrate” nella Letteratura italiana grazie al veneziano Carlo Goldoni.

Ve ne descriviamo quattro:

ARLECCHINO: di Bergamo.  Servo furbo e sciocco, ladro, bugiardo e imbroglione, litiga sempre col padrone ed è costantemente preoccupato di trovare denaro perché il suo appetito è insaziabile.Carlo Goldoni lo ha rappresentato in «Arlecchino servitore di due padroni»

Arlecchino

Arlecchino

COLOMBINA: di origine veneta. Giovane serva sveglia, dalla parola facile e maliziosa. Spesso non ricopre un ruolo di protagonista nella commedia, ma, abile a risolvere con bravura le situazioni più complesse, ha una parte importante nell’economia dello spettacolo.

Colombina

Colombina

PULCINELLA napoletano. Pigro ma furbo, solare, vivace e capace di qualsiasi iniziativa se si stratta di sfuggire alla povertà. Famoso anche perché amava prendere in giro i potenti e svelare i segreti che conosceva su di loro. Ancora oggi viene detto un “segreto di Pulcinella” quella cosa che nessuno deve sapere ma che tutti sanno.

Pulcinella

Pulcinella

BALANZONE: Di Bologna. Personaggio serio, però un po’ troppo presuntuoso. Il Dottore è solitamente un uomo di legge o un medico, che si intende di tutto ed esprime opinioni su ogni cosa. Parla molto e ama riempire i suoi discorsi di citazioni latine e ragionamenti rigorosi quanto strampalati. I suoi discorsi riguardano la filosofia, le scienze, la medicina, la legge.

Dottor Balanzone

Dottor Balanzone

IL PRESEPE: UNA STORIA ITALIANA!

December 13th, 2011

Come può una scuola di lingua e cultura italiana augurare un Buon Natale a tutti i suoi studenti? Facile, parlando della cosa più bella, più vera, più autenticamente natalizia che la cultura italiana ha creato: il presepe.

Il presepe, o presepio, viene inventato da San Francesco, il Santo di Assisi. San Francesco era appena tornato dalla Terra Santa, era stato a Betlemme. Rientrato in Italia, in Umbria, pensa: “perché non rappresentare la Natività?”. A San Francesco, figlio della religione popolare italiana, piaceva vedere, immaginare Gesù, vederlo ovunque, farlo scendere tra la gente. La notte di Natale Francesco si trova a Greccio, ed è lì che nasce il presepe, nel 1223. Francesco chiede la collaborazione del paese. Trova una mangiatoia (lo stesso termine viene dal latino praesepe, cioè “mangiatoia”), mette una giovane donna a fare Maria, un uomo che deve rappresentare Giuseppe, prende un bambino piccolo, come Gesù, poi il bue e l’asino. Semplice poesia: è nato il Presepe, un presepe vivente.

Subito i Francescani, poco dopo i Domenicani, diffondono l’uso di rappresentare nelle chiese, a Natale, l’evento della Santa Notte, con statue di pietra, di legno, o di terracotta.

presepe-napoletanoDal ‘500, il presepe, con statuette, è una caratteristica di ogni chiesa e viene “esportato” anche all’estero (famoso è l’allestimento realizzato dai Gesuiti nella Cattedrale di Praga per il Natale del 1562).

A  partire dalla metà di quel secolo il presepe entra nelle case private, in particolare a Napoli: tra i maggiori ispiratori troviamo San Gaetano da Thiene, che nella città partenopea vive per un decennio, fino al 1543. L’utilizzo di materiali come la terracotta e la cartapesta, permette a molti figurinai di realizzare presepi a prezzi economici, almeno per le famiglie della nobiltà e dell’alta borghesia. Napoli è, tra il ‘600 e l’800, uno dei centri principali dello sviluppo dell’arte presepiale. Una delle più belle composizioni del periodoo settecentesco è quella appartenente alla collezione Cuciniello, tuttora esposta nel Museo Napoletano di San Martino. Oggi, se volete vedere o comprare un bellissimo presepe napoletano, dovete andare in una delle strade di Spaccanapoli, nei pressi della Chiesa di San Gregorio Armeno. Quello che vedrete lì, il genio di quegli artigiani, ve lo lasciamo immaginare, aiutandovi con una immagine.

Da quel 1223, il presepe è arrivato in tutte le chiese, in tutte le case. Ma se la tradizione napoletana è quella, come abbiamo visto, più celebrata, in realtà ogni comunità realizza il proprio presepe.
Come immaginate Napoli? Allegra, chiassosa, la vita che si svolge nella piazza: ed è in piazza, insieme a tante persone, che troveremo la Sacra Famiglia.

In Alto Adige? In una stalla, all’interno di un maso, in un’atmosfera calda e silenziosa.

E da noi? Nelle Marche, in Umbria, dove il presepe è nato? Beh, rimane forte la tradizione del presepe vivente (nella foto quello digenga Genga, vicino Matelica), ma nelle case, e nelle chiese, troveremo dei presepi con la capanna e la Sacra Famiglia in primo piano, poi pastori, boscaioli, uomini che preparano il pane, la polenta e sullo sfondo, piccoli villaggi, i piccoli borghi sulle colline che si vedono in questa nostra parte dell’Italia.

1 figurinai: artigiani che costruiscono i personaggi da inserire nel presepe

2 maso: costruzione tipica alpina, dove si tengono gli animali e gli attrezzi agricoli

3 polenta: piatto a base di acqua e farina di mais. Il piatto dei contadini, molto popolare nel centro-nord dell’Italia

L’Italia quotidiana

June 29th, 2009

 

“Fatta l’Italia bisogna fare gli italiani”. 

Massimo D’Azeglio

L'incontro di Teano tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi.

L'incontro di Teano tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi.

 

Ogni italiano ha sentito dire questa frase (forse pochi sanno ancora chi l’abbia detta). 

D’Azeglio era un Conservatore piemontese, capo del Governo del Regno di Sardegna prima di Cavour. Come lui, D’Azeglio sapeva bene quanto fossero diversi il sud, il centro e il nord dell’Italia. L’Italia era considerata una nazione dall’élite culturale, da chi aveva studiato, e dagli spiriti romantici del tempo. Ma la maggioranza della popolazione non aveva partecipato, né sentito la necessità di unire il Paese. 

Unire l’Italia era stato il problema minore. Fatto questo, rimaneva il problema più grosso. Far diventare gli italiani un popolo vero, unito. 

D’Azeglio aveva dunque visto giusto: la scuola obbligatoria, due guerre difficili, la radio, la televisione e la democrazia di massa, non sono bastate. Ancora oggi ci chiediamo se quel compito di fare gli italiani possiamo considerarlo finito, o no. 

L’Italia quotidiana

June 25th, 2009

“Siamo uomini o caporali?!”

Antonio De Curtis, in arte Totò

Toto

Totò, il più grande genio italiano della risata, ha creato tantissime frasi famose, frasi che ogni italiano ha sentito dire, o utilizzato. Questa è una delle più celebri e rappresenta una lettura della vita e della società italiana. Lo sfruttato e lo sfruttatore, l’uomo e il caporale. Questo schema è stato utilizzato molto anche dopo Totò, nel cinema comico italiano, con Paolo Villaggio e il suo personaggio del ragionier Ugo Fantozzi. 

Lascio a Totò il compito di spiegare questa sua filosofia. Sotto il link  sono scritte alcune parole utilizzate da lui. 

Totò: Siamo uomini o caporali (video da YouTube)

 

- vita grama: vita dura e senza felicità

- invasati: presi da una passione, fuori di sé

-bramosia: fortissimo desiderio per qualcosa

-sempre a galla: si dice di chi riesce sempre a stare dalla parte giusta, nella politica, nella società.

-faccia tosta: persona che non si vergogna di nulla

-ceto: classe sociale

L’Italia Quotidiana

May 19th, 2009

 

“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia; chi vuol esser lieto, sia. Del doman non v’è certezza. ”

Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico: Canti carnascialeschi, Canzona di Bacco

 

Le tre Grazie, part. de "La Primavera" di Sandro Botticelli

Le tre Grazie, part. de "La Primavera" di Sandro Botticelli

 

Lorenzo il Magnifico è stato il simbolo del grande Signore illuminato e colto. Lorenzo non è stato solo un mecenate, ma un umanista e poeta lui stesso. Questi versi sono forse i più famosi del Rinascimento, perché sono simbolici: esprimono l’atmosfera gioiosa ma con le vene di malinconia tipiche del suo tempo. Invita a sorridere, a non lasciar passare la giovinezza, perché poi sfiorisce. Invita a non rinunciare al presente per il futuro, perché nessuno lo conosce e nessuno sa cosa ci aspetta. 

Il verso è famoso anche perché spesso il carattere italiano è stato riassunto in questo modo. Forse è vero,  è un modo di pensare che ci appartiene. Siamo un popolo che è stato per secoli povero ma allegro e fatalista, pronto a pensare che la Provvidenza avrebbe fatto qualcosa. Oggi? Le statistiche economiche ci dicono che quello italiano è uno dei popoli che risparmia di più, nel mondo. Strano? Forse, ma pensate che si risparmia per “lasciare qualcosa ai figli”. E si sa come sono fatte le mamme italiane…:)

 

si fugge: il pronome si davanti alla parola fugge è un uso piuttosto frequente in un italiano antico e poetico. 

v’è:  c’è. E’ anche qui un italiano alto. Ma v’è, o vi è, è ancora usato, nella lingua scritta.

L’Italia quotidiana

May 12th, 2009

L’ITALIA QUOTIDIANA sarà una sorta di rubrica che aggiorneremo periodicamente. Proporremo ogni volta delle frasi semplici, utili per memorizzare un po’ di nuovo lessico o di forme linguistiche (in corsivo, e poi spiegate), e  per calarsi nello stesso tempo nella vita, nella storia, nel costume del nostro Paese. 

 

 

“Vedi, io non ho messo da parte molti soldi. Ho anche sbagliato qualche investimento. Ma in ogni parte d’Italia, una stretta di mano e un bicchiere di vino ce l’ho sempre garantito”.

- Gino Bartali al giornalista Gianni Mura, durante un Giro d’Italia -


Il famoso gesto di Bartali, che offre la sua borraccia a Coppi

   Se vogliamo capire l’Italia degli ultimi cinquanta anni dobbiamo guardare il mondo del calcio. Se vogliamo però capire l’Italia dall’inizio del XX secolo al boom economico degli anni ’60, abbiamo bisogno del ciclismo. Parlare della storia del ciclismo in Italia vuol dire parlare di Bartali e di Coppi. 

Gino Bartali contro Fausto Coppi, l’uno cattolico e conservatore, l’altro eroe di chi votava a sinistra. Entrambi eroi di uno sport povero e faticoso, in una Italia contadina dove ognuno si sudava il pane e poco altro con grande fatica. In quell’Italia contadina far entrare un conoscente, un amico in casa  e offrirgli un bicchiere di vino significava condividere con lui il calore e l’intimità della casa e del focolare. Un gesto semplice, spartano ma profondamente sincero.  

Quest’anno è il Giro del Centenario. Tanto tempo è passato. Ma a volte abbiamo nostalgia di quell’Italia là.

Content and Language Integrated Learning: un metodo di insegnamento.

May 11th, 2009

 

Il CLIL, acronimo di Content and Language Integrated Learning è un metodo che si sta sviluppando in questi ultimi anni. Il suo principio di base è che la lingua viene più facilmente assimilata se non è essa stessa oggetto dello studio, ma la si usa nello studio di altri ambiti, altre discipline. 

E’ utile? E’ veramente produttivo? E in che misura?

Una prima variabile è l’argomento stesso scelto: la storia dell’arte, o la geografia, sono utili anche se il livello degli studenti è ancora basso. La storia o la letteratura richiedono un livello più alto, o una attenta selezione del materiale e del modo di utilizzarlo (meglio in forma ludica).

Molto dipende dalle motivazioni per cui si impara una lingua, perché tali motivazioni determinano il tipo di studente e soprattutto le sue esigenze durante lo studio. Se dobbiamo imparare l’inglese per lavoro, ad esempio, avremo probabilmente bisogno di acquisire un lessico specifico, spesso di natura commerciale. Questo può limitare l’uso del sistema CLIL. Se abbiamo bisogno del tedesco perché siamo laureati in chimica e andremo a fare un’esperienza di lavoro in Germania, avremo delle esigenze specifiche da cui non possiamo derogare. 

E l’italiano?

Personalmente, La Città Ideale crede molto in questo concetto. Per insegnare l’italiano, noi utilizziamo l’arte, la musica, la cucina, il design, la storia, il teatro, l’archeologia, la letteratura, il costume, lo sport. 

Noi sappiamo che questi sono i motivi per cui, da secoli, tante persone in tutto il mondo hanno sentito il bisogno o il semplice interesse di imparare la lingua italiana. 

Per questo motivo, la nostra filosofia di insegnamento si adatta in maniera naturale a coloro che studiano o sono appassionati di arte, di storia, di letteratura. Ma è adattissima anche ai giovani che vogliono imparare senza rinunciare a ridere e divertirsi, per poter poi girare l’Italia zaino in spalla.

Imparare il lessico attraverso le immagini  di un Leonardo, di un Michelangelo, di un Caravaggio è più stimolante. Assimilare una certa regola grammaticale cantando una canzone sarà una cosa divertente. Spiegare alcune forme dell’italiano parlato di oggi utilizzando interviste a persone come Valentino Rossi sarà sicuramente più interessante. Introdurre alcune utili forme di dialogo tipiche di determinate situazioni della vita di tutti i giorni proiettando scene di film famosi e divertenti terrà alta l’attenzione degli studenti. 

1909: Uragano Futurismo

May 7th, 2009

 

Umberto Boccioni, Rissa in Gelleria

Umberto Boccioni, Rissa in Galleria

Il 20 febbraio 1909, Le Figaro pubblica il Manifesto del Futurismo, del singolare ed eccentrico intellettuale italiano Filippo Tommaso Marinetti. Questo movimento segnerà, con l’energia di un potente elettrochoc, la vita artistica, culturale e politica italiana dei successivi vent’anni.

 

Il Futurismo è stato il contributo più importante dell’Italia alla vita culturale europea. Più ancora, il Movimento Futurista è stato un suggeritore di parole d’ordine, di miti, di nuovi ideali, e come tale ha giocato un ruolo importante nella storia nazionale. I temi cari ai futuristi, che proponevano di “ …liberare questo Paese dalla sua fetida cancrena di professori e d’archeologi, di ciceroni e d’antiquarii” erano assai rivoluzionari. Per questo la nazione che più di tutte rispose all’appello futurista, dando a questo movimento i suoi frutti migliori in poesia e musica, fu la Russia rivoluzionaria, con i suoi Majakovsky, i suoi Prokofiev.
In Italia il Futurismo ha elaborato e sperimentato molto. Leggere le poesie di Marinetti o le sperimentazioni del musicista Balilla Pratella è divertente e stimolante, ma è nelle arti figurative che il Futurismo ha raccolto i frutti migliori ed ha segnato un epoca.
Oggi futurismo vuol dire i disegni visionari di Boccioni, Soffici e Balla e i progetti architettonici di Antonio da Sant’Elia. Soprattutto lo stile futurista si è rivelato adattissimo ad un nuovo tipo di arte figurativa, che si stava sviluppando proprio in quegli anni: i manifesti pubblicitari e promozionali.
In letteratura il Futurismo sarà un passaggio obbligato per molti dei protagonisti culturali dell’epoca, come Papini, Prezzolini, Palazzeschi e Soffici,  ma regalerà le sue pagine migliori nella critica, nelle stroncature e soprattutto nelle stesse descrizioni appassionate dei propri propositi. Il Futurismo letterario sarà bellissimo proprio quando parlerà di se stesso!!

Proporremo altri articoli e approfondimenti in questo blog, cercando di accendere la curiosità nei nostri amici che ci leggono su questo Movimento.
E il Futurismo sarà quest’anno uno dei protagonisti delle attività culturali della nostra scuola di lingua e cultura italiana LA CITTA’ IDEALE.

Hello world!

February 3rd, 2009

Welcome to the blog of the school “La Città Ideale”. We hope you’ll enjoy  our posts.